La categoria che più di tutte subisce la denuncia per diffamazione è quella dei giornalisti. Un'indagine svolta dall'Ordine dei giornalisti della Lombardia ha rilevato che la maggior parte delle querele che si sono poi tradotte in rinvii a giudizio è stata presentata da magistrati. Relativamente al biennio 2001-2002, le bring about giunte al Tribunale Civile di Milano sono point out avviate nel 18% dei casi proprio dai magistrati; la percentuale sale al 45,six% se si fa riferimento ai procedimenti esaminati dalla Corte d'Appello.
A volte basta poco for every offendere la reputazione di una persona: è sufficiente anche un pettegolezzo particolarmente pungente e cattivo. for every non parlare del lavoro svolto dai social community, i quali oramai detengono il monopolio della diffamazione a causa dell’attività imperterrita di haters e leoni da tastiera che, resi spavaldi dagli avatar digitali, danno sfogo a tutte le loro frustrazioni. Ma cos’è e in cosa consiste la diffamazione?
La diffamazione consiste nell’offendere la reputazione di un’altra persona quando questa non sia presente [one].
E’ ovvio che l’offesa diffamante se circoscritta in un ambiente ristretto, come possa essere un gruppo di amici o il luogo di lavoro, avrà una portata diversa rispetto alla diffusione di dominio pubblico.
La giurisprudenza ha riconosciuto la possibilità di fare ricorso alla prova presuntiva, “che può costituire l’unica forma per la formazione del convincimento del Giudice, non trattandosi di mezzo di prova di rango inferiore agli altri” (cfr. Cassazione Civile, n. 24474/2014).
È opinione prevalente in dottrina che la comunicazione diffamatoria possa avvenire a soggetti diversi anche in tempi differenti, consumandosi in tal caso il reato nel momento della comunicazione alla seconda persona.
Si tratta, quindi, di stabilire quale sia il limite tra condotta diffamatoria ed esercizio del diritto di cronaca, diritto quest’ultimo che esimerebbe l’autore da qualsiasi responsabilità.
Tradizionalmente il delitto di calunnia si configura come plurioffensivo. Bene giuridico tutelato è, a un tempo, sia la corretta amministrazione della giustizia, sia l'onore, ed eventualmente la libertà personale, del falsamente incolpato. Una prima e più risalente posizione, vede la condotta di calunnia come lesiva del superiore interesse dello Stato alla retta amministrazione della giustizia penale.
In poche parole, non importa tanto il momento in cui la diffamazione è stata posta in essere, quanto l’istante in cui la vittima ne ha avuto conoscenza. Ciò significa che, se in rete circola una tua immagine corredata di un commento ingiurioso, oppure pubblicamente sei stato disprezzato a gran voce, avrai tempo tre mesi per presentare querela a partire dal momento in cui hai avuto conoscenza dell’offesa: advert esempio, se si è trattato di un posto di Facebook offensivo, i tre mesi decorreranno dal momento in cui ne avrai preso anche tu visione, oppure da quando te l’avranno comunicato.
L’offesa deve essere pronunciata in assenza della persona diffamata, in modo tale che non possa replicare e difendersi.
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Il social community veniva infatti visto come un ambiente virtualmente chiuso e ristretto di comunicazione e interazione fra poche persone selezionate, rispetto alla moltitudine che popola il mondo della Rete.
Una possibile soluzione, potrebbe essere quella di individuare il dies a quo del termine di prescrizione dal momento in cui la sentenza di assoluzione passi in giudicato, di modo che l'innocente, ingiustamente accusato, abbia la possibilità di vedere tutelato il suo buon diritto con la condanna del calunniatore.
Il reato ingiuria reato di diffamazione rientra proprio tra questi, cioè tra gli illeciti che devono essere commessi con l’intenzione di usare espressioni offensive, con la consapevolezza di ledere l’altrui onore o reputazione.